Il Perché

Le chiavi della felicità

Tutto forse è iniziato il giorno in cui una persona mi ha detto “Tràttati bene”. Gliel’ho sentito dire diverse volte, in giorni diversi. E questo perché ero abituata a parlare di me riducendo il mio ruolo e il mio valore nelle diverse situazioni, sminuendo il mio contributo, anche se risolutivo. Ci ero abituata, lo avevano sempre fatto e anche io lo avevo sempre fatto, era per me un comportamento familiare e automatico. Nel mio stato di non-espressione delle parti più profonde di me, vivevo nella presunzione di una sopravvivenza al sicuro dal dolore. 

Quando non veniva riconosciuto il mio lavoro, il mio impegno e i miei risultati, non mi sembrava una nota stonata: una volta non avevo fatto abbastanza, l’altra ero stata imprecisa, eccessiva o troppo lenta o limitata, a volte addirittura troppo donna o troppo me.  Inoltre c’era sempre un collega o capo imperfetto a cui poter dare la colpa.  I risultati che ho ottenuto erano sempre più oggettivi e i ruoli ricoperti sempre più importanti, eppure non mi sono mai sentita soddisfatta, orgogliosa, fiera di me. Mai.

Poi c’era quella spina, che mi si è piantata nel cervello. Tràttati bene. Io mi tratto bene. 

E lei ha preso la residenza lì, fastidiosa, in una piega tra il pensiero e le emozioni. E ogni tanto tornava a far male. Una parte inconscia di me aveva realizzato il nesso tra quelle due semplici parole e l’eterno senso di insoddisfazione che ha accompagnato una vita aziendale avventurosa, entusiasmante di cui semplicemente non mi sono mai accorta.

Quale sarà la parte fastidiosa per me “Trattati” o “bene”?

Tràttati implica che ogni azione, ogni parola verso l’esterno è anche un’espressione di te, è un modo di circondare la tua esistenza di un contesto che scegli, un secondo dopo l’altro. Tràttati è la consapevolezza che sei responsabile di ciò che ti riguarda. Bene è un modo come un altro, un colore, uno stare tra milioni di modi di stare. Eh, solo che io sceglievo gli altri milioni e bene non era mai.

Sono stata in terapia per tre anni con una psicoterapeuta eccezionale, ho fatto corsi di formazione, ho meditato e sto continuando ad imparare. Ho rinunciato al potere formale, ho imparato ad ascoltarmi, ho cominciato a trattarmi bene e ho scoperto tante nuove parti di me che non sapevo di avere. Ho scelto di conseguire una seconda laurea a 44 anni, per essere pronta, ad avvicinarmi agli altri e per imparare a porgere la chiave della libertà a chi è pronto.

Il mio perché è questo, ho conosciuto e vissuto la mia prigione fino all’ultimo angolo nascosto, ora sono libera, vedo le prigioni che limitano i sogni delle altre persone, so dove trovare le chiavi.

E‘ così che nasce il ritiro “Le chiavi della felicità”, dal 12 al 14 maggio saremo tre giorni immersi nella natura delle colline emiliane, in una location ricca di bellezza. Ci incontreremo tutti insieme per meditare, imparare e ritrovare noi stessi. 

E’ un seminario intensivo pensato per chi vuol ritrovare la gioia e liberarsi da tutto ciò che di vecchio ci appesantisce. Le attività teoriche, pratiche ed esperienziali saranno accompagnate dalla della natura circostante e da pratiche all’aperto. 

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