Durante l’anno scolastico 2013/2014, all’interno di alcune scuole secondarie di primo grado di tutte le regioni italiane è stato sviluppato un percorso di riflessione sull’uso sicuro e positivo della rete.
Il progetto, co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Safer Internet per il biennio 2012-2014, è stato coordinato in Italia dal MIUR, in collaborazione con Save The Children Italia, Telefono Azzurro, Ministero dell’Interno, Ufficio di Polizia Postale e delle Comunicazioni, Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Cooperativa E.D.I. Onlus e Movimento di Difesa del Cittadino.
In particolare ho trovato interessante il resoconto del progetto fornito dalla scuola “don Milani” di Genova.
Studenti e insegnanti sono stati coinvolti in un dialogo sul rapporto tra i nuovi media, i diritti e la cittadinanza digitale, utilizzando il metodo della peer education.
Le attività educative, cioè, sono state proposte ai ragazzi dai loro stessi compagni.
Gli adolescenti, infatti, entrano in relazione più facilmente con persone più simili e vicine a loro, piuttosto che con gli insegnanti e gli adulti in generale.
All’inizio del percorso, un gruppo formato da due ragazzi e due ragazze delle classi seconde, è stato preparato adeguatamente dai docenti e dalle psicologhe responsabili per lavorare sui temi da trattare. I quattro peer hanno scelto di focalizzare il lavoro sulla privacy on line.
Gli obiettivi sono stati finalizzati a un uso positivo della rete, riflettendo sulle potenzialità e i pericoli nell’uso di Internet e dei social, raggiungendo la consapevolezza delle proprie responsabilità e delle conseguenze dei propri comportamenti in rete; imparando ad usare gli strumenti per gestire la privacy online e a individuare le situazioni di rischio.
I peer hanno fatto compilare alle classi un questionario sul tema e poi hanno mostrato una presentazione Power Point realizzata da loro sul concetto di privacy, sugli strumenti per tutelarsi e sulle modalità per chiedere aiuto in caso di necessità.
È seguito un interessante dibattito durante il quale i ragazzi sono stati molto partecipi, hanno raccontato diverse esperienze in cui sono stati testimoni o vittime di violazione della privacy.
Secondo la maggioranza degli studenti della scuola “don Milani” violare la privacy vuol dire leggere o raccontare fatti privati, sfruttare informazioni a proprio vantaggio, ma anche rubare un profilo o mandare messaggi fingendosi un’altra persona. I ragazzi sono consapevoli che questi comportamenti sono passibili di denuncia e che chi li subisce prova imbarazzo, vergogna, paura, perdita di autostima.
Il percorso ha evidenziato la necessità di educare i ragazzi all’uso della rete tenendo conto di tre livelli di sviluppo: tecnico (fornendo un’alfabetizzazione di base), affettivo (approfondendo il bisogno di relazione e socialità tipico degli adolescenti), civico (trasmettendo la conoscenza dei propri diritti nel rispetto di regole condivise).
Sono i tre capisaldi del corso per il patentino digitale, 5 incontri per sviluppare le competenze necessarie per un uso consapevole della rete. Trovi i dettagli QUI.
